Compassione significa amare senza giudicare.

Correggere. Quanto è difficile correggere chi sbaglia, senza giudicare: solo chi ama davvero può fare questo “servizio”, non sentendosi migliore, né superiore, ma con desiderio sincero di aiutare. In una parola, solo chi ha lo Spirito di Cristo.

Perché correggere per amore, per il bene dell’altro, significa anche rischiare, accettare di essere rifiutati, proprio come Cristo: ecco perché spesso è più facile voltarsi dall’altra parte, in nome di un falso rispetto dell’altro, che in realtà è solo egoismo.

Lo sanno bene i genitori, che sono chiamati a correggere i figli, per amore: “Correggi il figlio e ti farà contento e ti procurerà consolazioni”, si legge nel libro dei Proverbi (29,17).

Chiediamo al Signore lo spirito di Sapienza e di Verità, per aiutare i fratelli a camminare sulla via della felicità, con pazienza e carità, imparando da quello che Cristo fa ogni giorno con ciascuno di noi.

E quando non riusciamo a farlo con le parole, quando non possiamo farlo senza asprezza o giudizio, affidiamoci alla preghiera, con fiducia e perseveranza, come Santa Monica che, a forza di lacrime e preghiere, guadagnò dal Signore non solo la conversione ma anche la santità del figlio Agostino.

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