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Siamo figli adottivi di Dio: il pensiero dell’apostolo Paolo.

Il fascicolo n. 16 della rivista “Lemà sabactàni? raccogliere quanto proposto in occasione della XII edizione delle Giornate di studio e confronto per una spiritualità dell’adozione e dell’affido (Assisi, 6 Dicembre 2015) dedicata al tema “figli di Dio = figli adottivi. Una sorprendente equazione”, nel corso della quale è stato accostato il pensiero dell’apostolo Paolo e il suo esplicito ricorso all’esperienza dell’adozione per esprimere la relazione che consente agli uomini di rivolgersi a Dio non da ‘estranei’ ma in qualità di ‘figli’ (Rom 8,15-17).

Tra i contributi pubblicati qui richiamiamo quello del biblista Francesco Bargellini (docente di scienze bibliche presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale di Milano e presso il Seminario di Novara): figli adottivi secondo Paolo.

Bargellini, dopo una breve introduzione in cui commenta un passo di san Pietro Crisologo, offre sintetica presentazione del termine υἱοθεσία (cioè adozione filiale) nella grecità pagana e nel giudaismo: alcune note essenziali per inquadrare meglio l’argomento e l’uso di questo istituto prima dell’apostolo Paolo, unico autore nel Nuovo Testamento a impiegarlo.

«A questo riguardo – sottolinea Bargellini – non va dimenticato che la υἱοθεσία è un aspetto particolare del più generale motivo teologico della figliolanza divina, attestato in tutto il Nuovo Testamento». Bargellini nel proprio studio precisa l’importanza del termine υἱοθεσία sotto la penna di Paolo: dall’uso che ne è fatto, soprattutto nella lettera ai Romani (3 volte sui 5 complessivi), evidenzia il carattere di dono gratuito della υἱοθεσία da parte di Dio, nonché quello della scelta d’amore che tale termine implica.

«Dio sceglie di adottare i credenti come suoi figli nel Figlio per un dono immeritato di grazia. In ciò si fonda tutta la dignità e la responsabilità della vita cristiana, segnata da questa dimensione filiale. Per imitare perfettamente Cristo, infatti, non si può che diventare figli come il Figlio e nel Figlio».

Bargellini riserva la parte centrale del proprio contributo all’approfondimento di υἱοθεσία e del suo uso nella lettera ai Romani, senza mancare di far riferimento ai passi delle lettere ai Galati (Gal 4,5) e agli Efesini (Ef 1,5), le altre due occorrenze oltre alle tre nella lettera ai Romani.

L’obiettivo dell’analisi condotta da Bargellini è duplice: da una parte, fare un commento di ogni passo e del contesto alla luce della letteratura paolina e del resto del Nuovo Testamento; dall’altra, valutare quali siano le ricadute per la nostra riflessione ed esperienza quotidiana. Infatti, si è soliti interrogare i testi biblici muovendo dal nostro presente e dai nostri problemi, ma a loro volta i testi biblici – dischiuso il loro senso e le loro potenzialità di ‘Parola di Dio’ – ci sollecitano o addirittura ci provocano a correggere le nostre attese e le nostre domande di partenza.

Bargellini commenta i seguenti passi della lettera ai Romani: Rm 8,15 – dalla paura alla gioia; Rm 8,23 – il già e il non ancora dell’adozione filiale; Rm 9,4 – uno sguardo alla figliolanza adottiva di Israele.

Il testo completo della relazione di don Francesco Bargellini è pubblicato sul n. 16 della rivista “Lemà sabactàni?”.

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