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Chiodi: “Adottare non è fare un rattoppo, ma un modo stupendo per diventare padri e madri”.

Il fascicolo n. 16 della rivista “Lemà sabactàni? raccogliere quanto proposto in occasione della XII edizione delle Giornate di studio e confronto per una spiritualità dell’adozione e dell’affido (Assisi, 6 Dicembre 2015) dedicata al tema “figli di Dio = figli adottivi. Una sorprendente equazione”, nel corso della quale è stato accostato il pensiero dell’apostolo Paolo e il suo esplicito ricorso all’esperienza dell’adozione per esprimere la relazione che consente agli uomini di rivolgersi a Dio non da ‘estranei’ ma in qualità di ‘figli’ (Rom 8,15-17).

È mediante lo Spirito, per grazia, che siamo figli adottivi ed “è bello e sorprendente – come afferma il teologo Maurizio Chiodiche, per esprimere il senso della vita cristiana, l’apostolo Paolo proponga l’immagine dell’adozione a figli”. Nella fede in Gesù i credenti realizzano e comprendono il senso pieno sia della condizione dell’umano come ‘adozione filiale’, sia del vissuto dei genitori e dei figli adottivi.

La XII Giornata di studio e confronto ha offerto anche l’occasione di condividere meditazioni e riflessioni proposte da diverse famiglie che hanno accostato i testi di Paolo avviando una rilettura delle proprie esperienze alla luce della Parola di Dio.

Le famiglie partecipanti al percorso biblico, teologico e spirituale si sono accostate al pensiero dell’Apostolo Paolo grazie alla meditazione offerta nella lectio divina dedicata al cap. 8 della lettera ai Romani presieduta da don Maurizio Chiodi – “Abbiamo ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà, Padre!’” -, di cui qui riproponiamo solo alcuni conclusivi passaggi:

“Essere ‘Figli adottivi’ significa essere eletti, scelti, voluti, prediletti, amati, non per nostro merito, ma per pura grazia, … . L’adozione è un atto di grazia. Mediante lo Spirito, essa è un atto di amore singolare, personale e concreto, con il quale Dio manifesta, nel cristiano che lo accoglie, la ‘vocazione’ e il ‘destino’ che sono per tutti gli uomini, perché ogni uomo è chiamato a questa familiarità con Lui!”

“Analogamente, adottare non è fare un rattoppo, ma è un modo stupendo per diventare padri e madri: è scegliere di accogliere, per grazia, come ‘proprio’ un figlio che è stato generato da altri e poi abbandonato. L’adozione è un atto di grazia. Infatti, prima dell’adozione c’è sempre un ‘abbandono’… .”

Adottare è ricevere dall’altro il grande dono di essere padri e madri. Adottare è accogliere, ospitare un figlio che non era più figlio. Adottare è curare nell’altro il dolore dell’abbandono, perché la fessura della sua ferita diventi spiraglio di luce. Adottare è generare l’altro ad un amore che fa rinascere, nelle piccole cose di ogni giorno”.

Adottare è un atto profondo di paternità e maternità, che va oltre la carne e che tuttavia passa attraverso la carne e la dedizione quotidiana. Adottare è un atto insieme di gratuità e di giustizia che “restituisce” ad un piccolo rifiutato la sua dignità filiale, perché non diventi grande nella paura, nella solitudine, nell’apatia, nell’indifferenza, ma possa crescere con l’affetto, la sollecitudine e la presenza amorevole di un padre e di una madre, e di altri fratelli, di cui potersi fidare, sentendosi accolto senza condizioni. … Questo è il grande insegnamento dell’adozione, che vale per tutti i genitori, adottivi e no: ogni figlio chiede di essere adottato e amato come il ‘proprio’ figlio. Riconoscente per questo dono, egli diventerà a sua volta capace di generare e di amare!”.

Il testo completo della lectio di don Maurizio Chiodi è pubblicato sul n. 16 della rivista “Lemà sabactàni?”.

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