Ascoltare con amore, gratitudine, speranza e gioia lo straordinario dono della Parola.

La riflessione di don Maurizio Chiodi prende spunto dalle letture proposte dalla liturgia per la terza domenica del tempo ordinario (27/1/19): dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,1-4; 4,14-21), dai brani tratti dal libro di Neemìa (Ne 8,2-4a.5-6.8-10) e dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 12,12-30).

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La prima domenica del tempo liturgico ordinario è sempre la festa del Battesimo di Gesù. La scorsa domenica, che era la seconda del tempo ordinario, abbiamo ascoltato e ammirato il Vangelo di Cana, nel racconto di Giovanni. Oggi, finalmente, annunciamo la lettura del Vangelo di Luca, che ci accompagnerà – eccetto il tempo quaresimale e pasquale – fino alla fine di novembre.

Cominciamo dal capitolo quarto, con una scena molto suggestiva – quella di Gesù nella piccola sinagoga di Nazareth – introdotta, però, dalle prime parole, poste da Luca all’inizio del suo Vangelo.

È una introduzione molto solenne, letterariamente curata e di alto livello.

L’evangelista dichiara, con solennità e bellezza, di aver voluto «fare ricerche accurate» «su tutti gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi», relativi alla vicenda di Gesù, e che sono già stati raccontati da altri «con ordine» – sicuramente il Vangelo di Marco, probabilmente il Vangelo di Matteo e altre raccolte di parole di Gesù –.

È anche bello che Luca dica di aver ricevuto questo da «coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola».

Sono molto forti queste due espressioni: «testimoni oculari» «ministri della Parola». C’è qui l’allusione ad un vero e proprio ‘ministero della Parola’ che è assolutamente fondamentale nel primo cristianesimo.

Questo ‘ministero’ si fonda sulla testimonianza diretta di chi ha raccolto in prima persona tutta la storia di Gesù.

Il Vangelo di Luca rivolge il suo «resoconto ordinato» a un lettore che lui stesso chiama Teofilo, cioè ‘amante di Dio’, anche se Teofilo era uno dei nomi propri possibili nel mondo greco-romano.

Il Vangelo è rivolto a chi è amante di Dio’. Chi è amante di Dio non può non essere anche ‘amante della Parola’!

È, questa, una cosa bellissima, che non dobbiamo dimenticare e anzi molti di noi debbono riscoprire. Un cristiano non può non essere un amante della Parola.

Dobbiamo ammetterlo che per molti di noi la Parola di Dio è una grande sconosciuta.

La Bibbia, questo testo formidabile della tradizione ebraico-cristiana, dovrebbe essere studiata nelle scuole, come e più di altri testi antichi, appartenenti alla nostra tradizione: come l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, la Divina Commedia, i Promessi Sposi. La Bibbia dovrebbe essere molto più conosciuta anche da chi non è cristiano.

E invece è poco conosciuta, poco letta, poco ascoltata, in profondità, anche da chi è cristiano. Chi di noi legge ogni giorno la Bibbia? Chi la medita, dedicandole qualche minuto di ascolto personale? Quante delle nostre famiglie, delle nostre coppie, leggono insieme la Parola di Dio? Quale attenzione prestiamo alla Parola di Dio quando la proclamiamo nelle nostre celebrazioni dell’Eucarestia?

Viene da ‘sorridere’ quando pensiamo che per molti cristiani è importante che la Messa sia veloce e, soprattutto, l’omelia sia breve.

È vero che molte volte noi predicatori non siamo all’altezza del nostro compito, che è altissimo, ma è anche vero che nelle nostre comunità manca quasi sempre questo ‘amore della Parola’, questo gusto, questa passione, questo desiderio di fare davvero ‘nostro’ il bellissimo dono della Parola.

E così, perdiamo la bellezza di questo dono. La nostra fede, pian piano, si isterilisce, si superficializza, diventa una cosa che inventiamo noi. Perdiamo la capacità di metterci in ascolto, di lasciarci istruire dalla Parola.

Negli anni ottanta, il cardinal Martini a Milano e poi da lì, in tutta Italia, favorì molto la nascita di ‘Scuole della Parola’, e, insieme a molti altri, favorì la diffusione della ‘Lectio Divina’. Oggi corriamo il rischio di perdere, di nuovo, questo straordinario tesoro posto nelle nostre mani.

Tutta la prima parte dell’Eucarestia, la cosiddetta ‘liturgia della Parola’, è dedicata all’ascolto ‘amante’ della Parola, che è Gesù!

In questo noi cristiani ci ricolleghiamo a quanto facevano, e fanno ancora oggi, gli ebrei al sabato, nelle sinagoghe di tutto il mondo.

La prima lettura dal libro di Neemia, è il racconto commovente della riscoperta del tesoro della Parola, al ritorno dall’esilio di Babilonia. Abbiamo letto solo una parte del capitolo ottavo, che descrive quanto fece il sacerdote e scriba Esdra.

Il testo dice che «Esdra portò la legge», e cioè la Torah, i primi cinque libri dell’Antico Testamento, con solennità, dopo aver convocato «l’assemblea» – che in greco si dice ‘chiesa’ – di uomini, donne e ragazzi, a partire dall’età in cui si è «capaci di intendere».

Anche qui viene da ‘sorridere’, con tristezza, perché pensiamo che diventati adolescenti, la quasi totalità dei nostri ragazzi la Parola non la ascoltano più. Se ne vanno. Noi adulti, preti e genitori, non abbiamo loro trasmesso l’amore alla Parola, l’ascolto amante di una Parola che ci chiama e ci provoca!

Del sacerdote e scriba Esdra si dice che lesse tutto il libro, dall’alba «fino a mezzogiorno». E tutti stavano lì ad ascoltare, affascinati, rapiti dal racconto: «tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge»! Forte!

Per questo avevano costruito ad Esdra «una tribuna di legno», posta «in alto»,perché tutti potessero ascoltare più facilmente. È il nostro ‘ambone, questa piccola tribuna dalla quale vi parlo. In certe chiese antiche il pulpito è posto in alto, a metà chiesa, perché tutti potessero ascoltare, non essendoci allora i microfoni.

Oggi, abbiamo i microfoni, gli altoparlanti, ma … davvero ascoltiamo con amore la Paola di Dio?

Il testo della prima lettura dice che anche i leviti «leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso e così facevano, comprendere la lettura».

È quello che facciamo noi, oggi, durante l’Eucarestia. Leggiamo la Parola di Dio e a questa facciamo seguire la spiegazione del suo ‘senso’, nell’omelia.

Perché, spesso, questa Parola non è facile da capire. È stata scritta in tempi molto lontani dai nostri, in altre lingue, in altre culture. È stata tradotta, certo, noi la leggiamo in italiano, ma certe volte non la capiamo. A volte – e lo si vede! – non la capiscono nemmeno quelli che la leggono …

Una cosa molto bella è che si dice che «tutto il popolo pregava, mentre ascoltava le parole della legge». Pregava perché la Parola racconta l’alleanza meravigliosa e gratuita di Dio e, molto spesso, la nostra ingratitudine, il nostro egoismo, le nostre ribellioni, le nostre infedeltà.

Però, poi, e anche questo è molto bello, alla fine, il governatore Neemia, manda tutto il popolo a far festa. Dopo il pianto, la gioia, la gratitudine che si fa felicità palpabile, un banchetto condiviso della gioia.

Proprio come facciamo noi, dopo l’ascolto della Parola, il banchetto dell’Eucarestia!

Così arriviamo al Vangelo, nella seconda parte, un testo bellissimo.

Gesù era a Nazareth, «dove era cresciuto». «Secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere». Gli viene dato – sembra casualmente, ma non è un caso – «il rotolo del profeta Isaìa».

Gesù, volutamente, va a cercare un passo bellissimo: «Lo Spirito del Signore è sopra di me». È un passo che parla di un uomo che è stato «consacrato con l’unzione», il Messia, inviato da Dio, «a proclamare l’anno di grazia del Signore». Poi si siede.

«Gli occhi di tutti erano fissi su di lui», Gesù tace. Attira su di sé gli sguardi di tutti.

Nel silenzio dice: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Gesù è il compimento della Legge, dell’alleanza di Dio con l’umanità intera. Lui è la Parola fatta carne.

Per questo possiamo e dobbiamo ascoltare con amore, con gratitudine, con speranza e con gioia lo straordinario dono della Parola!

Così diventeremo un solo ‘corpo’, come dice Paolo, nella seconda lettura, un’unica Chiesa!

don Maurizio

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