Così la grazia continuerà ad abitare in questo nostro mondo!

All’inizio di questo giorno speciale, e pensando alla sua conclusione, don Maurizio Chiodi invia a tutti un caro augurio, nella comunione della Parola ricevuta in dono! La sua riflessione prende spunto dalle letture proposte dalla liturgia per la solennità del Natale del Signore Gesù: dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18), dai brani tratti dal libro del del profeta Isaìa (Is 52,7-10) e dalla lettera agli Ebrei (Eb 1,1-6).

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Siamo oramai giunti al termine del giorno, bello, di Natale.

È passata l’attesa trepida della Messa di mezzanotte. Così come è passata l’aria frizzante dell’alba e la luce del giorno pieno.

Siamo giunti alla sera del Natale.

Forse c’è in noi un po’ di nostalgia, per questo giorno che se ne è già andato. Forse c’è in noi il rincrescimento perché avremmo voluto trascorrerlo meglio, senza conflitti, senza incomprensioni. Forse siamo solo appesantiti per il pranzo di Natale, perché ci siamo riempiti troppo.

Forse qualcuno di noi è stanco, perché anche oggi ha lavorato, a casa per preparare o anche al lavoro, perché anche a Natale c’è qualcuno che lavora per tutti noi, per le emergenze … che non si fermano anche in questo giorno di festa!

Forse qualcuno di noi è preoccupato, perché anche oggi, pur in mezzo alla luce del Natale, ci sono state le solite cose cattive: morti, guerre, violenze … Forse qualcuno di noi è preoccupato perché vede che tanta gente ha festeggiato il Natale senza rivolgere alcun pensiero a Gesù, senza sapere nemmeno perché ha fatto festa.

Forse noi preti siamo preoccupati perché a Natale vediamo tanta gente che poi non vediamo più, perché molti di quelli che partecipano all’Eucarestia nel giorno di Natale poi non frequentano più la chiesa.

Ecco, con tutta la sua straordinaria bellezza, nel giorno di Natale si intrecciano i sentimenti che colorano la nostra umanità di ogni giorno: attesa, gioia, nostalgia, rincrescimento per le occasioni perdute, pesantezza, lavoro, fatica, preoccupazione …

Ecco è proprio in questa nostra storia che Gesù nasce, viene in mezzo a noi come uno di noi. È proprio in questo mondo che Dio mette la sua casa, la sua tenda, la sua dimora.

Questo è annunciato nel bellissimo passo che inizia – il Prologo – il Vangelo di Giovanni:

«E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito

che viene dal Padre,

pieno di grazia e di verità».

È un passo bellissimo, che si trova al centro di questo Prologo.

Possiamo scandire la nostra piccola meditazione natalizia proprio su queste sei righe, che sono come una poesia, un testo ricchissimo di suggestioni e carico di infiniti rimandi di senso.

 

«E il Verbo si fece carne»

Noi traduciamo Verbo, ma sarebbe più bello dire: la Parola, perché a noi ‘Verbo’ fa venire in mente i verbi dell’analisi grammaticale (anche se noi usiamo, raramente, ‘verbo’ quando diciamo, ad esempio: “non ha detto verbo”).

All’inizio di questo Prologo, stupendo, è scritto, richiamando l’inizio della Genesi:

 «In principio era il Verbo (la Parola),

e il Verbo (la Parola) era presso Dio

e il Verbo (la Parola) era Dio».

Un testo formidabile che, tra le altre cose, dice che Dio è Parola: Parola donata (il Padre), Parola ricevuta (il Figlio) e Parola che intercorre tra chi parla e chi ascolta (lo Spirito Santo).

Dio è colloquio, dialogo, comunicazione, comunione! Sempre!

Ebbene, questa ‘Parola’ che è in Dio, la Parola ricevuta, «si fece carne».

La Parola si fa carne, si fa uomo, come noi, con le sue – e le nostre – debolezze e fragilità, con la sua bellezza, con la bellezza tenerissima di un bambino.

Tutti ci sentiamo un po’ ‘commossi’ davanti al bambino Gesù.

Perché già tutti i bambini sono belli e poi fanno tenerezza. Figuriamoci Gesù!

Ce lo immaginiamo, quando siamo lì, davanti al Presepe, nella ‘grotta’, in quella casa umilissima, dove risplende ancor più la sua luce, la sua bellezza di piccolo uomo, la bellezza di ogni figlio.

Oggi, troviamo un momento per sostare dinanzi al presepe, al piccolo Gesù bambino! In mezzo alle cose di tutti i giorni, è importante sapere trovare questo spazio e questo tempo di preghiera, di silenzio, di solitudine.

Quel ‘piccolo’ è il senso della nostra festa.

 

«E venne ad abitare in mezzo a noi».

La Parola, fatta carne, ha posto la sua dimora, la sua abitazione, la sua casa, tra noi.

Qualcuno potrebbe dire: “ma il mondo non è cambiato, non è migliorato!

Venendo tra noi, ponendo tra le nostre la sua casa, Dio – e Gesù – in realtà non ha trasformato questo nostro mondo. Allora non è vero che è venuto. È tutta una favola, una bella favola, un mondo di incanto, che va bene per i bambini o per i sognatori, ma che alla fine lascia dietro di sé solo ‘illusioni’, sogni fugaci e miseri”.

Questa è la tentazione degli scettici, degli increduli. È una tentazione che, forse, abita anche tra noi, nel nostro intimo.

Ci chiediamo: “ma perché questo nostro mondo è attraversato ancora da lotte, divisioni, conflitti, menzogne, guerre, paure, minacce, fatiche, ingiustizie …? Allora Dio non è tra noi! Non è venuto!”.

Eppure, vedete, Dio non è venuto perché il mondo, magicamente, diventasse più bello e migliore.

Egli non ha tolto di mezzo il male con un colpo di spugna, ma ha abitato, ha preso dimora in mezzo a questo male, in mezzo alle nostre paure, ai nostri peccati, ai nostri egoismi.

 

«Pieno di grazia e di verità».

Ecco come Dio ha messo la sua dimora’ in mezzo a questo nostro mondo fragile, peccatore: «pieno di grazia».

La verità di Dio, che si è magnificamente rivelata in Gesù, è che Dio è grazia, è dono, è gratuità. Non pretende nulla Gesù da noi. Viene tra noi per grazia, con un atto di amore che, per primo, si fa incontro a tutti, a chi lo accoglie e a chi lo rifiuta, perché ha paura di perderci.

La Parola è grazia, è dono di perdono. È amore sublime e grande, talmente grande, che noi rischiamo di non riconoscerlo, perché questa ‘grazia’ ha preso carne nel volto, nelle manine, negli occhi, nel sorriso di un piccolo bambino.

 

«E noi abbiamo contemplato la sua gloria».

Ecco che cosa chiede a noi la grazia che si fa carne. Non c’è niente di ‘magico’ nella grazia di Dio che è Gesù. Se noi non lo accogliamo lo perdiamo.

La grazia interpella, sollecita, tocca, muove, smuove la nostra decisione. Chi non risponde, perde. Chi accoglie, risponde con gratitudine.

La prima risposta è, dice Giovanni, nel contemplare.

Davanti alla grazia proviamo lo stupore, il silenzio meravigliato dinanzi a qualcosa di meraviglioso che accade e ci supera infinitamente, perché va al di là della nostra immaginazione.

Prima di ogni proposito, che pure è importante, ecco che cosa ci chiede questo Natale di Gesù: lo stupore di chi contempla, affascinato, di chi si lascia ‘invadere’ da un dono che lo sorprende.

Lasciamo che Lui ci invada, che Gesù entri anche a piccoli passi, con la sua tenerezza di bimbo, nella nostra vita.

Allora le nostre tenebre si apriranno alla sua luce.

Allora, certo, vedremo anche il male – lo sporco! –  ma questo sarà curato, guarito, medicato dalla dolcezza di una grazia infinitamente più grande.

Allora diventeremo testimoni di questa grazia per chi ci sta vicino o lontano.

Così la grazia continuerà ad abitare in questo nostro mondo!

don Maurizio

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