Dare testimonianza alla Verità di Dio.

La riflessione di don Maurizio Chiodi prende spunto dalle letture proposte dalla liturgia per la solennità di nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo (25/11/18): dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 18,33b-37), dai brani tratti dal libro del profeta Daniele (Dn 7,13-14) e dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 1,5-8).

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Siamo oramai giunti all’ultima domenica dell’anno liturgico: oggi è la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo.

Al culmine di questo nostro cammino di fede, comune e condiviso, siamo chiamati oggi a ‘confessare’ la nostra fede in Gesù, riconoscendo che Lui è il Signore dell’universo, di tutte le cose create, e soprattutto è il Signore di tutta l’umanità.

Nella prima lettura, lo abbiamo ascoltato dal profeta Daniele. Nelle sue «visioni notturne», mentre guarda ciò che gli viene rivelato, «ecco – dice Daniele – venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo … tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano».

È un uomo, eppure viene «con le nubi del cielo».

Gesù ha poi riferito a sé questa immagine che, in Lui, rivela tutto il suo significato.

In Lui Dio si rivela a noi come uno di noi: «figlio d’uomo», eppure Dio.

Il profeta dice che il «vegliardo» – un’immagine per dire Dio – dona a questo «figlio d’uomo», un «potere», un «regno», una «gloria» tali che «tutti il popoli» lo servono, riconoscono in Lui il loro Signore.

Non solo: questo potere, dice ancora il profeta, è un «potere eterno che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto». Quello di Gesù è un potere, un regno, che non avrà fine, mai. Dunque, questo potere è forte, anche oggi. Non ci sarà nulla e nessuno che potranno sbarazzarsi di Lui, toglierlo di mezzo, ‘sconfiggerlo’, annullarlo o cancellarlo.

La storia di tutta l’umanità, e dell’universo intero, è segnata da questo ‘potere’.

Potremmo chiederci: “ma quando mai, Signore? Oggi, così ci sembra, il tuo ‘potere’ pare sempre meno riconosciuto. Oggi sembra sempre più in crisi, a volte è disprezzato ed è divenuto ‘inutile’”.

Siamo, così, tentati di metterlo in discussione, di non fidarci più.

Eppure, ci dovrebbe venire, più radicalmente, il dubbio che siamo noi ad avere lo sguardo sbagliato. Non è forse la nostra idea di ‘potere‘ che dobbiamo mettere in discussione, per vedere se davvero corrisponde alla Rivelazione di Dio?

In effetti nell’Apocalisse – che significa appunto ‘rivelazione’ – è scritto di Gesù che egli «viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero». Qui c’è un esplicito riferimento al profeta Daniele, ma si aggiunge che il Figlio dell’Uomo è stato trafitto.

Alla fine, «anche quelli che lo trafissero», vedranno chi egli è: «colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue». Addirittura, «per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto»;riconosceranno di non averlo riconosciuto, di averlo tradito, di non aver creduto in Lui.

Invece, mentre noi lo abbiamo rifiutato, Lui ci ha salvato. Ha salvato proprio coloro che lo hanno rifiutato, ‘trafitto’, messo a morte.

Loro – cioè noi! – pensavano di liberarsi di Lui, dandogli la morte. Ma Lui, passando attraverso la morte, patendola, come ogni uomo, e patendola come la violenza di chi lo condannava, è stato «il testimone fedele» ed è divenuto «il primogenito dei morti».

Accettando e prendendo su di sé il nostro rifiuto, è rimasto «fedele» all’amore, amando proprio coloro che lo rifiutavano.

Così ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue. È ‘a caro prezzo’, con il prezioso dono della sua vita, che Gesù ci libera dalla nostra schiavitù, dalla nostra pretesa di fare a meno di Lui.

Questo è il dramma più profondo della storia umana: pretendere di togliere di mezzo l’Amore che ci salva.

È l’orgoglio di rifiutare il nostro legame con Lui. È la pretesa di fare a meno di Colui che non vuole fare a meno di noi e ci ama con amore fedele.

Questo ‘dramma’ è ben rappresentato nel Vangelo di Giovanni.

Trovandosi di fronte a questo sconosciuto, all’alba, nel pretorio, a tu per tu con Lui, mentre i Giudei stavano fuori ‘per non contaminarsi’ prima della Pasqua, Pilato ingaggia un confronto drammatico con Gesù.

«Sei tu il re dei Giudei?». Questa è l’accusa con cui Gesù viene crocifisso. Pilato, però, vuole sottrarsi, proprio mentre interroga Gesù, a un confronto con Lui.

Certo, vorrebbe liberarlo perché lo crede innocente, e cerca in tutti i modi di farlo, ma alla fine cede. A Pilato non interessa nulla di Gesù. Non sa ascoltare le sue parole. Le fraintende, proprio come le fraintendevano quei Giudei che volevano condannare Gesù.

Qui Pilato può essere una bella ‘immagine’ per aiutare a capire anche noi stessi!

Quante volte – è così facile! – non ascoltiamo la Parola di Gesù o la ascoltiamo distrattamente oppure non la riteniamo una Parola rivolta a noi e capace di trasformare la nostra vita, aprendoci ad uno sguardo nuovo!

Gesù, a Pilato, dice: «Il mio regno non è di questo mondo».

Ammette, francamente, di essere re, ma dice, con forza, che il suo regno «non è di questo mondo», non è un regno come tutti gli altri. È un ‘regno’ diverso!

Se il suo regno fosse come gli altri, dice Gesù a Pilato, avrebbe chiamato i suoi «servitori» a combattere per Lui, per evitare che egli fosse «consegnato ai Giudei», Gesù non ha soldati che con la forza combattono per Lui.

La sua forza è l’Amore che si consegna.

È la forza di un Dio che, per noi, muore in croce.

A Pilato Gesù dice proprio questo, subito dopo: «per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo».

“Dicci, Gesù, per che cosa sei nato e sei venuto al mondo?”.

Ecco la sua risposta: «per dare testimonianza alla verità».

Gesù è il testimone della Verità. Egli stesso è la Verità e questa Verità risplende in tutta la sua luce, proprio nella notte di Pasqua, sulla croce. Lì brilla, in tutta la sua potenza, la Verità di un Dio che si consegna a noi, perché noi riconosciamo la sua grazia.

Quello di Gesù è il Regno di un amore gratuito, che ci chiede di abbandonare i nostri egoismi per lasciarci salvare dalla gloria di questo Amore!

«Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Ecco, questo ci è chiesto oggi, e ogni giorno di vita. Ascoltare la voce di Gesù che dà testimonianza alla Verità di Dio, un Dio che ci salva, per grazia.

Questo dovrebbe fare oggi la comunità dei cristiani, la Chiesa: offrire la sua testimonianza di Gesù a questo mondo, un po’ distratto, un po’ lontano, un po’ indaffarato in centomila cose, con il rischio di dimenticare l’essenziale.

È il rischio di non riconoscere in Gesù il testimone per eccellenza della Verità di Dio che ci ama fino a morire per noi!

«Ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre», dice ancora l’Apocalisse.

A noi è stato dato un «regno», ci è chiesto di testimoniare il regno di Gesù, non con le ‘armi’ del potere mondano, «di questo mondo», ma con le armi dell’amore che salva, perché ci ha graziati, perché noi l’abbiamo ricevuto per primi.

Questa dovrebbe essere la ‘legge’ fondamentale della Chiesa, di ogni comunità cristiana: è la legge della grazia, è la testimonianza di una grazia che ci chiede di donarci gli uni gli altri ciò che ciascuno di noi ha ricevuto.

Così siamo dalla parte di una Verità, non teorica, ma molto pratica: è la verità dell’Amore che salva il mondo!

don Maurizio

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