Dio è amore che non aspetta di essere amato per amare.

La riflessione di don Maurizio Chiodi prende spunto dalle letture proposte dalla liturgia per la VII domenica del tempo ordinario (24/2/19): dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,27-38), dai brani tratti dal primo libro di Samuele (1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23) e dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 15,45-49).

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Le parole che abbiamo ascoltato nel Vangelo di questa domenica appartengono al ‘discorso della pianura’ che, in Luca, come abbiamo ascoltato domenica scorsa, comincia con ‘Beati voi, poveri …’.

C’è un rischio, quando ci mettiamo davanti a testi come questo: di dichiararli, da subito, ‘belli e impossibili’. Certo, ne siamo affascinati, perfino quasi conquistati: chi non intuisce, anche solo per un istante, la bellezza di parole come: «fate del bene a quelli che vi odiano»? Oppure: «amate i vostri nemici»? E così via … Però, tanto più ci appaiono ‘alti’ quanto più ci appaiono impossibili.

Diciamo: “sono fatte, queste parole, forse per qualche eroe, qualche santo, ma, certo, non per noi”.

Anzi, poi, se ci pensiamo bene, queste parole ci appaiono quasi ‘ridicole’: «A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non richiederle indietro».

Siamo onesti: chi di noi se uno gli pesta un piede, gli offre anche l’altro? Chi di noi ha educato i suoi figli secondo questa ‘logica’, che appare proprio impossibile? Se uno ci strappa un vestito, il più prezioso che abbiamo («il mantello») dovremmo anche dargli i vestiti di tutti i giorni?

Viene da sorridere, in un tempo come l’attuale, nel quale, per diversi motivi, siamo quasi assillati e angosciati dalla ‘sicurezza’. In effetti, in una società (così) individualista, è facile che l’altro – non solo lo straniero, ma ogni altro! – ci appaia come un’insidia, come una minaccia.

Ma, come uscire da questo circolo vizioso?

Le parole di Gesù non ci sembrano proprio di aiuto. Anzi, ci appaiono le parole di un sognatore, un bel sognatore, un idealista, che non ha i piedi sulla terra. Anche se questo non fa perdere il fascino di queste parole: sono tanto belle, da essere impossibili. Dunque, le ignoriamo. Non le prendiamo sul serio.

In effetti, ci sono parole che possono disorientarci, invece che diventare un punto di riferimento.

Per poter comprendere il senso di queste parole e non trasformarle in una caricatura che le rende insopportabili, occorre partire dal fondo: «e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi». Queste parole ben prima di dirci quello che dovremmo fare noi, il nostro agire, ci dicono quello che Dio fa con noi, con ciascuno di noi: «egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi».

Questo è il cuore del Vangelo. Dio è grazia, è un amore che non aspetta di essere amato per amare. Dio è gratuità.

Ancora, dice il Vangelo: «il Padre vostro è misericordioso». Dio è Padre, Padre di tutti, e con la sua paternità è sorgente, origine di misericordia sovrabbondante. Questo significa che Dio è perdono, è grazia, è dono per tutti.

A ciascuno di noi è chiesto di far esperienza personale di questa gratuità di Dio.

Chi non ha fatto su di sé l’esperienza forte, propria, di questa grazia, non ha ancora incontrato il Dio che Gesù ci ha rivelato e comunicato. Davanti a Lui “io non ho crediti da vantare, diritti da rivendicare, privilegi da pretendere”.

Davanti a Lui io sono sempre in debito, ma non è un debito che mi umilia. È un debito che mi rende grato. Perché, dietro il debito, c’è la grazia, c’è il dono, la sua sovrabbondante benevolenza per me e su ciascuno di noi.

Forse però qualcuno pensa: sì, ma così Dio diventa ‘complice’ del male. Se è misericordia, se è grazia, allora tutto diventa possibile. Allora i furbi, i ladri, i disonesti la faranno sempre franca e allora … perché non fare anche io così? Questa è una tentazione di non poco conto.

Ma il Vangelo, così, lo ridurremmo alla sua caricatura. Certo, ‘la giustizia’ di Dio è la sua grazia, è il suo perdono, perché davanti a Lui nessuno di noi è giusto. Questa grazia però ci chiede una risposta, e una risposta impegnativa. È una risposta che non si comprende se non a partire dalla fede nella sua grazia, di cui io ho fatto per primo l’esperienza sulla mia pelle.

In poche parole: Gesù ci chiede di essere testimoni, verso l’altro, di ciò che noi abbiamo ricevuto da Lui, gratis, senza merito. Ci chiede di essere ‘figli dell’Altissimo’, figli grati di un Padre che è «benevolo verso gl’ingrati e i malvagi».

Non si tratta semplicemente di imitare Dio. È impossibile!

Si tratta, invece, di rispondere alla grazia sovrabbondante di cui Lui ci inonda. E se non rispondo, con la mia libertà, facendomene testimone nelle piccole cose di ogni giorno, allora io perdo la sua grazia, la rifiuto. Se non testimonio all’altro la ‘grazia’ ricevuta, questa grazia la perdo.

Da qui, rovesciando la prospettiva, possiamo comprendere tutte le parole di questo Vangelo. Gesù ci chiede di non cadere in un rapporto ‘mercenario’ con l’altro. è una terribile trappola! Rapporto mercenario significa: gli do se, e solo se, lui mi dà.

Voi mi capite: se il nostro mondo vivesse in questa logica, saremmo sempre in un’epoca di ‘guerra fredda’, di pace condizionata, di convivenza piena di sospetto.

Questo vale per la società, ma anche – qui è ancora più evidente – per la famiglia. Chi di voi genitori, ama per essere rimato? Chi di voi ha fatto per i propri figli quello che ha fatto, pensando: un giorno mi restituiranno tutto?

L’amore materno e paterno – ma purtroppo non è sempre così! – è un segno evidente che, al cuore dei rapporti umani, c’è la gratuità. Se questa non c’è l’aria diventa ‘infernale’, impossibile da respirare.

Qualcuno potrebbe dire: sì, tutto ciò è bello, ma è (ancora!) impossibile. Come faccio a regalare la tunica a chi mi ha rubato il mantello? Come faccio ad offrire anche l’altra guancia a chi mi percuote?

Queste stupende parole di Gesù, in realtà, non ci dicono letteralmente, materialmente, che cosa fare quando l’altro ci fa del male, approfitta di noi, quando ci è nemico. Sarebbe goffo trasformare queste parole di Gesù nel manuale delle belle maniere. Gesù stesso, durante il suo processo, ha risposto con una parola franca al soldato che l’aveva schiaffeggiato.

Gesù ci chiede di essere ‘creativi’, non semplici ‘ripetitori’. Gesù ci chiede di spiazzare l’altro, diventando per lui testimoni della grazia di Dio, anche se lui non la capisce, non la accoglie.

Il racconto della prima lettura è un esempio molto bello.

Davide è inseguito dal re Saul, che lo vuole uccidere. Sta fuggendo dal re. Finché un giorno ha la possibilità di liberarsi per sempre di lui. Lo potrebbe uccidere. E invece lo risparmia, per ‘rispetto’ del consacrato del Signore.

Davide confida nella ‘giustizia’ di Dio, per la quale, ciascuno, alla fine, risponderà davanti a Lui di quello che ha fatto della grazia che ha ricevuto da Lui.

Il perdono ricevuto chiede di essere ridonato.

La misura traboccante di grazia, che ci è stata donata, diventerà la ‘misura’ con cui saremo ‘misurati’, per rispondere del dono ricevuto!

don Maurizio

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