E’ possibile, oggi, credere?

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 21, 24 – 25)

<< Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!” Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo” >>.

Commento

Credere, oggi; è ancora possibile?

Credere in qualcosa, senza averla vista, senza toccarla; credere nell’impossibile, in ciò che mai avremmo creduto potesse accadere.

Credere nella “provvidenza”; quanto di più difficile ed impossibile! Perchè credere non ha nulla a che fare con la “magia” o con il soprannaturale, ma con la realtà dell’uomo cioè con noi stessi.

Credere significa avere fiducia in ciò che Gesù ha rivelato ad ogni uomo di questa terra: la nostra capacità di amare.

Perchè non credere, dunque, a chi ha vissuto l’esperienza dell’Amore?

Anche oggi si rinnova il miracolo dell’adozione: ti annuncio che l’abbandono non è l’ultima parola per questo bambino, ti annuncio che sono diventato padre di un figlio non nato da me, ti annuncio che Gesù Abbandonato è Risorto ed io l’ho incontrato!

L’amore del Padre è diventato carne della mia carne e, tu, lo puoi vedere, lo puoi toccare: abbraccia mio figlio!

Preghiamo

Nel 1º mistero preghiamo per chi vive alla ricerca spasmodica della fede come se fosse un misterioso dono perchè sappia riconoscere l’amore del Padre nel volto di chi gli sta intorno;

Nel 2º mistero preghiamo per chi crede di aver perduto la fede perchè possa ritrovarla in un sempilce ma stupendo gesto di amore;

Nel 3º mistero preghiamo per gli uomini e le donne della Provvidenza perchè possano sempre più ampliare e donare la loro capacità di amare;

Nel 4º mistero preghiamo per i genitori adottivi perchè la loro accoglienza possa essere sempre un segno, visibile e tangibile, dell’amore del Padre;

Nel 5º mistero preghiamo per i minori abbandonati perchè ciascuno di noi creda – e non smetta mai di credere – che la loro salvezza attende la mia personale capacità di amare.


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