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Le giornate di studio e confronto

Da alcuni  anni,  nell’ambito della Settimana di studi e formazione promossa dall’Associazione Amici dei Bambini, viene proposta una giornata di approfondimento teologico e culturale per riflettere sulla dimensione spirituale dell’accoglienza familiare.

2013

In continuità con la sequenza di incontri nel cammino di esplorazione del mistero dell’abbandono e dell’accoglienza nella storia della salvezza, la X edizione delle Giornate di studio e confronto per una spiritualità dell’adozione accosta la vicenda di Giuseppe, figlio di Giacobbe, uno dei racconti più affascinanti e coinvolgenti di tutta la Bibbia.
Più ci si accosta alla storia di Giuseppe, più le identificazioni e le convergenze con le condizioni di abbandono e di accoglienza note nel percorso adottivo emergono e si attivano, suscitando ulteriore rielaborazione circa l’interpretazione di tali esperienze, rilette alla luce della Parola di Dio capace di svelarne l’autentico senso.
Ci interrogheremo circa la possibile pertinenza di questo collegamento: il racconto biblico illustra solo la storia di Giuseppe o il suo senso è in grado di estendersi altrove, coinvolgendo anche i figli e le famiglie adottive? Certo, se c’è “un abbandono” e “un grido” pare scontato il nostro interesse e, forse, siamo in presenza di una serie di eventi che consentiranno di riprendere alcuni fondamentali quesiti: come può un bambino abbandonato da sua madre credere ancora nell’amore di un’altra mamma? Quale relazione possiamo istituire tra abbandono e salvezza? È sempre necessario “un abbandono” affinché si determini la salvezza o “la salvezza” si presenta per smascherare e smentire l’inganno prodotto da un abbandono senza che questi sia una sua necessità?
Camminando al fianco di Giuseppe cercheremo di far emergere alcuni passaggi sintomatici della sua storia, peraltro decisamente noti e reperibili anche in molte storie adottive: un abbandono superato da un’accoglienza, un’adozione che costituisce una nuova condizione che tuttavia viene poi rimessa in profonda discussione; un secondo “tradimento” a cui segue un secondo, finalmente definitivo, percorso (vendetta? Rimozione? Perdono? Ringraziamento?) di adozione.

In questa seconda adozione, le dinamiche dell’accoglienza sono estese e coinvolgono tutti i protagonisti (genitori biologici, figli, genitori adottivi, …), tutti sono chiamati e coinvolti nel processo adottivo dagli esiti non scontati: è infatti in gioco la verità di un amore libero, fedele nel tempo ad una promessa che desidera essere confermata e certo non smentita o compromessa. Un esito non preventivabile e non conseguibile a scapito di una libertà che viene chiamata e interpellata: potrebbe subire la tentazione dell’indifferenza, l’illusione della rimozione, la violenta seduzione della ritorsione e della vendetta … Ma il cammino del perdono che apre alle soglie della gratitudine dove e quando si intraprende? Quanto tempo richiede? Perché Dio avrebbe condotto Giuseppe per questa strada? Perché la “prima adozione” non ha risolto l’intera vicenda?
Giuseppe non chiede le ragioni del suo abbandono, semplicemente procede nel suo cammino in una nuova dimensione: riconoscere ed accogliere nella libertà il progetto di Dio nella vita che non assume mai le forme aride di un ineluttabile destino e neppure quelle caotiche di un indecifrabile e casuale fato.

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2012

Prosegue anche nel 2012 la sequenza degli incontri proposti nel percorso di esplorazione del mistero dell’abbandono e della sua stretta connessione con il mistero dell’accoglienza nella storia della salvezza.

L’abbandono di un bambino assume spesso il volto del tradimento, dell’assurdo e irresponsabile gesto; tuttavia non sempre è così, soprattutto per chi è protagonista attivo o passivo di un abbandono. L’abbandono può anche essere un gesto d’amore e non è impossibile trovare dei doni in tante storie di abbandono; è documentato come molte mamme abbandoniche siano animate più dal desiderio del dono che non dal meschino tradimento, mentre consegnano il figlio da loro generato affinché possa essere adottato da un’altra mamma che se ne prenderà cura: una consegna che apre una nuova opportunità di vita, l’ambiguo volto di un gesto – scambiato per tradimento – che dischiude la via della possibile salvezza che, tuttavia, si renderà disponibile solo con una nuova libera dedizione.

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2011

Prosegue la sequenza degli incontri proposti nel percorso di esplorazione del mistero dell’abbandono nella storia della salvezza.
Incontrando Mosé – figlio che ha sperimentato l’adozione – e le distinte stagioni della sua esistenza, intendiamo rileggere l’esperienza di ogni genitore adottivo e di ogni figlio accolto. La vicenda di Mosé è forse rinvenibile in ogni storia adottiva: anche oggi c’è un “faraone” oppressore, dell’infanzia in particolare, e la “schiavitù” dei bambini abbandonati è sempre più emergenza umanitaria, mentre la disperazione di molte madri le incoraggia a “tradire” i figli per coltivare almeno una speranza di salvezza.

Accompagnare Mosé, sulle diverse tracce della sua intensa esistenza – dall’abbandono all’adozione, dalla ricerca della propria identità alla chiamata verso un progetto di salvezza che deve fare i conti col fallimento prima di aprirsi alla prospettiva della fiducia incondizionata nel Signore – consente di rileggere le vicende che caratterizzano l’abbandono e l’accoglienza. Anche Mosé, come talvolta un aspirante genitore adottivo, vuole “intervenire e salvare” secondo la propria logica e le proprie risorse, con il conseguente fallimento del suo progetto e la perdita della speranza. Solo scoprendo e incontrando Dio, lottando con e fidandosi di Lui, in Mosé, il seme fecondato dall’amore della figlia del faraone, sboccia in tutto il suo splendore: per salvare il popolo degli schiavi viene scelto “uno di loro”. Malgrado i ripetuti tentativi di Mosé tesi a rifiutare la sua chiamata – perché hai scelto proprio me? – sarà proprio lui a condurre la sua gente, divenuta popolo in virtù dell’alleanza stretta con Dio nel Sinai, alle soglie della terra promessa: il popolo poi vi abiterà mentre non sarà dato a Mosé di entrarvi.

La vocazione di Mosé e la missione a lui affidata da Dio sono assimilabili a quelle di ogni genitore adottivo?
Le premure, le scelte e le cure delle madri di Mosé hanno consentito di coltivare in lui tempi e luoghi dove è potuto crescere ed emergere il senso di Dio e di una sua possibile chiamata? Perché Dio coglie nelle impervie e contraddittorie strade della storia (l’abbandono, il tradimento, …) i luoghi per aprire l’orizzonte di un progetto di salvezza? Qual è la strana vicenda che, insieme a Mosé, ci vede spesso orientati a rifiutare una esplicita chiamata di Dio, resistendo alle occasioni di incontro con Dio e, al contempo, ripetutamente animati dal desiderio di riscattarci da una vita priva di identità, senso e dignità?

Questi alcuni degli interrogativi che intendiamo affrontare mentre da un lato esploriamo ancora una volta l’intreccio tra la Rivelazione di Dio, il suo progetto di salvezza e il mistero dell’abbandono e, dall’altro, con lo sguardo rivolto ai figli adottivi, allarghiamo l’orizzonte degli interlocutori biblici nel tratteggiare la spiritualità dell’adozione.

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2010

Inaugurato nel 2004, il percorso delle giornate dedicate alla spiritualità dell’adozione prosegue nel suo terzo ciclo di studi e approfondimenti.

Dopo aver  affrontato da diverse prospettive la figura di Giuseppe, in questa settima edizione affronteremo il tema degli Angeli nel mistero dell’abbandono: la carne dello spirito.

Il cammino nel mistero dell’abbandono è caratterizzato da diversi incontri: questo è uno tra quelli più complessi. Sull’esistenza e sulla funzione degli angeli siamo altalenanti e confusi: talvolta di fronte all’incapacità di coglierne l’identità e la funzione ne attestiamo l’inesistenza con sbrigativa incredulità o scetticismo, altre volte siamo in grado di scorgerli ed incontrarli ovunque e dobbiamo sfuggire alla tentazione di una loro ingenua e approssimativa comprensione.

Recentemente il Card. Martini ha confidato che “sugli angeli ne sappiamo poco; tuttavia essi esistono e la Scrittura ne parla più volte come di esseri celesti e messaggeri di Dio. La realtà degli angeli è anzitutto una realtà di fede e il motivo ultimo della loro esistenza è, come per noi uomini, la bontà di Dio che vuole comunicarsi a esseri capaci di dialogare con lui.”

Dove abbiamo già incontrato gli angeli? Come intervengono?

Come e cosa annunciano e comunicano? Chi sono, qual è la loro identità e la loro funzione?

Questi alcuni degli interrogativi che intendiamo affrontare mentre da un lato esploriamo ancora una volta l’intreccio tra Rivelazione di Dio e mistero dell’abbandono e, dall’altro, allarghiamo l’orizzonte degli interlocutori nel tratteggiare una spiritualità dell’adozione.

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2009

San Giuseppe

Inaugurato nel 2004, il percorso delle giornate dedicate alla spiritualità dell’adozione prosegue nel suo secondo ciclo di studi e approfondimenti.

Dopo aver  accostato, ripreso e contemplato i tratti peculiari di Maria, icona dell’accoglienza, in questa sesta edizione incontreremo Giuseppe, suo sposo e padre di Gesù.

La figura e la missione di Giuseppe saranno accostate da diverse prospettive: dalla Parola di Dio all’esperienza adottiva, accompagnati dalla teologia, per verificare la possibilità di intuirne e svelarne un’autentica identità, superando fraintendimenti, talune forzature o residuali caricature sedimentate nel corso dei secoli

Nel corso della giornata verranno presentate ed esplorate ipotesi e proposte per verificare la plausibilità di un nuovo profilo della figura di Giuseppe mentre sarà ulteriormente approfondita la comprensione della missione della famiglia adottiva quale esperienza in cui il Vangelo viene vissuto e testimoniato.

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2008

Maria nel mistero dell’abbandono.
Un’alleanza per la salvezza.
Cervia, 27 agosto 2008

Con “Maria nel mistero dell’abbandono”, si intende contemplare i tratti peculiari di Maria, della sua disponibilità a divenire Mamma di Gesù, Madre di Dio, del suo prendersi cura del Salvatore e della salvezza; accompagnati dalla teologia e dalla spiritualità a lei dedicate, si accostano alcuni eventi sintomatici per raccogliere alcune esperienze in grado di illuminare e far comprendere l’esperienza adottiva e la sua squisita qualità cristiana.

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2007

Lo scandalo del dono.
Cervia, 29 agosto 2007

Abbandonare può essere un gesto d’amore? È uno scandalo trovare un dono nell’abbandono? È intorno a queste provocazioni che si sviluppa la quarta giornata di studio e confronto per una spiritualità dell’accoglienza adottiva dedicata ad affrontare “Lo scandalo del dono”. Pur nell’atto estremo, abbandonare un bambino può significare anche donargli la vita: è quanto recenti fatti di cronaca hanno portato alla luce, come nel caso del neonato lasciato nella culla termica di un ospedale di Roma – la moderna ruota degli esposti – da parte di una donna, forse non più in grado di crescerlo. A dialogare e confrontarsi su un delicato quanto controverso tema – emerso in fase germinale durante il confronto della terza giornata di studio nell’agosto 2006 . Amici dei Bambini invita a Cervia, insieme a teologi e studiosi, i testimoni ed i protagonisti, figli e genitori adottivi, di esperienze di abbandono e di accoglienza.

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2006

Rendete giustizia all’orfano
Bellaria, 27 agosto 2006

La giornata affronta il tema della giustizia per l’orfano; una giustizia auspicata, dovuta, richiesta, annunciata, negata, attesa, pretesa, desiderata.
Chi è l’orfano? Qual è il suo ritratto? Qual è il senso, qual è l’identità, quale il profilo della “giustizia per l’orfano”? Chi è interpellato affinchè sia resa “giustizia all’orfano”? E come? Con quali prospettive, modalità e percorsi accostarsi ai bambini in stato di abbandono?
I quesiti si propongono in ragione della crescente consapevolezza, anche ecclesiale, della sempre più emergente premura nei confronti dei bambini abbandonati, nel quadro di una riconsiderazione della “giustizia”: senza un’adeguata percezione di cosa sia “giusto per l’orfano”, risultano astratte e ambigue le diverse modalità con cui si approccia la sua condizione di abbandono ed insufficienti le azioni di tutela e promozione dei suoi diritti. L’accoglienza familiare è una delle trasparenti espressioni della dedizione con cui molti coniugi cristiani si propongono, nei confronti dei bambini abbandonati, come testimoni di Dio Trinità che ama, sempre attento e pronto ad accogliere, mentre si rendono disponibili ad essere genitori.

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2005

La fecondità dell’accoglienza
Bellaria, 1 settembre 2005

La giornata si propone di approfondire il Messaggio “Fidarsi della vita” proposto dai Vescovi italiani per la XXIV Giornata per la Vita e diviene occasione per un momento di testimonianza, confronto, dialogo tra Chiesa e famiglie affidatarie e adottive.
Il Messaggio intende richiamare l’attenzione sul valore della vita che, per sua natura, è relazione e, in quanto tale, ha bisogno di un clima di affidabilità.
Dopo un rapido richiamo alla diffusa cultura dell’individualismo, che soffoca il contesto di fiducia necessario all’accoglienza e all’apprezzamento della vita, si prospettano due situazioni: da una parte l’aborto, che nega la vita, dall’altra l’esperienza di affido e adozione che invece la reclama.
La giornata propone riflessioni e testimonianze su alcuni passaggi del Messaggio:
– Le fecondità coraggiose con le loro forti ed intense esperienze.
– Le reti solidali dell’accoglienza, con le loro ricche forme di accompagnamento.

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2004

Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha accolto.
Nutrire la speranza per superare l’abbandono.

Bellaria, 24 agosto 2004

La giornata di studio vuole riflettere sulla rintracciabilità di un profilo spirituale delle relazioni nelle esperienze dell’abbandono e dell’accoglienza familiare. Particolarmente dedicato a quanti hanno vissuto tali esperienze, si sono ad esse interessati o intendono accostarsi (genitori affidatari e/o adottivi, coniugi, fidanzati, sacerdoti, religiosi, responsabili della pastorale familiare), l’appuntamento raccoglie e propone la testimonianza di alcuni protagonisti ed un preliminare approccio biblico e teologico. Le possibilità del confronto e del dialogo consentiranno di approfondire la riflessione ed estendere la condivisione, nella lettura di quelle dinamiche rinvenibili, osservando ed ascoltando sia Il Figlio e quei figli che hanno saputo e potuto nutrire la speranza nella prospettiva di superare l’abbandono; sia Il Padre e quei coniugi che hanno voluto offrire la propria disponibilità nell’attesa di realizzarsi nell’accoglienza.

Verso una spiritualità delle relazioni, tra abbandono e accoglienza, attraverso l’attenzione a quel movimento che si sviluppa con gesti di reciprocità, alimentati da dedizioni sensibili alla libertà ed alla gratuità, estranee ai codici della pretesa e del possesso.

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