Festa della santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

La riflessione di don Maurizio Chiodi prende spunto dalle letture proposte dalla liturgia per la festa della santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe: dal vangelo secondo Luca (Lc 2,41-52), dai brani tratti dal primo libro di Samuèle (1Sam 1,20-22.24-28) e dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 3,1-2.21-24).

****************

Oggi è la festa della ‘santa’ famiglia, la famiglia di Gesù. Non può che essere ‘santa’ la famiglia composta da san Giuseppe, Maria santissima e il Figlio di Dio!

In questa famiglia, non c’è dubbio, regnava sovrano il comandamento di cui parla la seconda lettura, dalla prima lettera di san Giovanni: «Questo è il suo comandamento: che … ci amiamo gli uni gli altri».

Noi, della vita quotidiana di questa famiglia, unica e singolare, non sappiamo quasi nulla.

Il vangelo di Matteo, però, ci ricorda che questa famiglia fu costretta a migrare in Egitto, per sfuggire alla persecuzione del potente di turno, il re Erode.

Anche il vangelo di Luca ci racconta, e lo abbiamo ascoltato oggi, di un episodio molto particolare, che ci apre uno squarcio sul silenzio dei tanti anni ‘ordinari’ trascorsi da Gesù nella sua famiglia di Nazareth.

È un racconto molto significativo, che ci aiuta a comprendere di quale ‘stoffa’ fosse fatta la santità della famiglia di Gesù.

Non è certo una santità’ edulcorata, dolciastra, romanticheggiante … come troppo spesso noi siamo abituati a pensare la santità e, in questo modo, troppo facilmente, ci ‘assolviamo’ dal nostro impegno per la santità. Così, riducendo la santità a una cartolina o a una immaginetta, otteniamo l’effetto di allontanarla dalla nostra vita. Con la scusa di un ideale irraggiungibile, finiamo per rimanere egoisticamente nei nostri comodi!

I genitori di Gesù, dice il Vangelo, «si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua».

Erano dunque degli ebrei osservanti. Vivevano lasciando plasmare dalla istruzione della Legge, la Torah, tutta la loro vita. Nella Legge del Signore, Maria e Giuseppe trovavano la luce per i loro passi, nelle piccole e nelle grandi cose della vita.

Secondo queste usanze, anche Gesù, quando compie i dodici anni, per la prima volta, sale al tempio di Gerusalemme. Divenuto adolescente, Gesù entra a pieno titolo nella vita degli adulti.

Questo ci apre una bellissima ‘fessura’ nella vita del Figlio di Dio. Anche lui è stato un bambino come tutti gli altri: da bambino faceva le cose da bambino e gradualmente è stato introdotto nella vita adulta, grazie all’educazione della sua famiglia, imparando a vivere secondo i costumi del suo popolo: la lingua, i rapporti con gli altri, le feste religiose.

Quando poi intraprendono la via del ritorno, però, «il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero».

Ecco, questa è proprio una decisione di Gesù, è un atto della sua libertà, che diventa ‘adulta’. Un po’ come i nostri figli quando diventano adolescenti: a un certo punto vi pare di non riconoscerli più. Cominciano a fare ‘di testa loro’, non sono più quei gioiellini di bambini che per tanti anni, pur con qualche capriccio, obbedivano al papà e alla mamma.

Quello di Gesù – certo – non è certo un capriccio. Al contrario è una decisione molto bella e forte. Sarà Lui stesso a spiegarla ai suoi genitori, poco più avanti.

Ad ogni modo, anche Gesù cresce. Qui, prende, per la prima volta una decisione simbolicamente molto importante e significativa.

I suoi genitori non si accorgono di essere partiti senza Gesù.

La vita della famiglia, allora, era un po’ diversa da oggi. Era molto più facile e spontaneo allargarsi alla vita sociale, per una famiglia.

Oggi le nostre famiglie sono spesso ‘isolate’, ‘nucleari’, si dice, con il rischio di vivere con pochi rapporti extra familiari. Per questo è importante che, senza perdere l’intimità della famiglia, oggi le nostre famiglie possano trovare momenti di condivisione con altre famiglie, in modo da non camminare nella vita ‘isolate’.

Alla fine della giornata, nel racconto di Luca, i genitori di Gesù si mettono però a cercarlo tra i parenti e i conoscenti, dentro quel grande gruppo, dove i figli camminavano, parlavano, giocavano tutti insieme.

Gesù non c’è.

È a quel punto che Maria e Giuseppe decidono di fare l’unica cosa possibile: «tornarono in cerca di lui a Gerusalemme». Sono due genitori responsabili, Maria e Giuseppe, come tutti (quasi tutti) i genitori anche di oggi! Non possono abbandonare ‘il loro figlio’!

Il Vangelo dice solo che «dopo tre giorni lo trovarono nel tempio».

La città è grande. Forse la percorrono tutta. Cercano, domandano. Cercano ovunque, nei posti dove pensano di poter trovare Gesù.

È interessante che solo «dopo tre giorni» lo cercano nel tempio. È stupefacente che potessero pensare di trovarlo ovunque, meno che nel tempio. Con quello che noi sappiamo di Gesù, lo avremmo cercato subito, al primo colpo, nel tempio.

Anche Gesù è un ragazzo molto ‘normale’, come tutti gli altri, almeno agli occhi di un osservatore superficiale.

Ma non solo lo trovano nel tempio. Addirittura, Lui, è là «seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava».

Possiamo immaginare il sollievo di Maria e Giuseppe nel trovare finalmente Gesù!

Insieme a questo, però, possiamo immaginare il loro stupore, la loro meraviglia. Gesù stava tranquillamente seduto da lungo tempo, tra i dottori del tempio: nota il Vangelo che «li ascoltava e li interrogava».

Queste due parole dicono benissimo il carattere, il ‘destino’, la singolarità di quel ragazzo. Gesù ascolta, quasi divora, le parole che sente dai maestri della fede ebraica. Certo, non avrebbe potuto avere tutta quella ‘avidità’, quell’interesse, se non lo avesse appreso dal suo papà e dalla sua mamma, e nel suo piccolo paese di Nazareth.

Gesù è un ragazzo che ascolta, che ricerca, che si lascia istruire.

Questo ascolto, però, per Lui, è molto attivo, perché ascoltando, gli escono molte domande, interrogativi, dubbi. L’ascolto va di pari passo con la ricerca, con la scoperta di nuove cose e orizzonti!

L’evangelista nota che «tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte».

Quelli che ascoltano Gesù parlare rimangono colpiti, affascinati da questo ragazzetto: sono stupiti dalla sua capacità ‘entrare dentro’ (intuslegere, da cui deriva intelligenza, significa proprio questo!) le cose, gli eventi, le parole.

Il Vangelo nota anche che Gesù risponde. Dunque non ascolta soltanto, non fa solo domande, comincia anche a dare le sue risposte.

Ascolta, domanda, risponde, in un ‘continuo cerchio virtuoso. È assetato di sapere, vuole comprendere, il ragazzo Gesù.

Dopo lo stupore, la gioia per averlo ritrovato, è la mamma di Gesù, Maria, che lo rimprovera, per quanto con molta delicatezza. Nelle sue parole, però, c’è anche una ‘protesta’.

Maria parla anche a nome del padre’ di Gesù, Giuseppe: «Figlio, perché ci hai fatto questo?».

In effetti, Gesù avrebbe anche potuto ‘avvisare’ i suoi genitori, prima di sparire. La domanda dei genitori è giusta. Tutti noi avremmo detto così!

«Angosciati», così dice Maria. Lei e il padre di Gesù erano angosciati.

Avevano fortemente temuto di aver perso Gesù. Loro sapevano come era nato. Non potevano capacitarsi di non essersi presi cura di Lui come avrebbero dovuto.

Si sentono in colpa, Maria e Giuseppe. Per questo rimproverano Gesù.

La risposta di Gesù è folgorante. È una parola che rivela Altro, rivela una luce che è oltre le umane possibilità.

Quel figlio è unico: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Per la prima volta, Gesù qui parla del ‘Padre’ suo; manifestando la sua profonda consapevolezza.

Certo, Gesù aveva imparato da Maria e Giuseppe come era nato, per opera di chi …, per questo era assetato di comprendere la Scrittura!

L’evangelista sottolinea che i suoi genitori «non compresero ciò che aveva detto loro». Già qui Gesù mostra di comprendere meglio dei suoi la Scrittura e se stesso, in rapporto a questa Scrittura.

Dopo tutto questo, tutto ritorna nell’ordinario. Come tutti i figli, Gesù rimane ancora ubbidiente.

Di Maria, poi, il Vangelo dice che «custodiva tutte queste cose nel suo cuore».

Anche se non comprende, Maria si lascia istruire. Si mette alla scuola della Parola e di quella Parola che lei stessa aveva generato al mondo intero.

Così dovremmo fare anche noi!

Dovremmo imparare a custodire la Parola: ascoltarla, interrogarla, meditarla, ritrovare come essa ci interpella nella nostra vita, per essere testimoni responsabili nella storia di oggi.

don Maurizio

Condividi:

gb94xk - 0ts2sl - vg7oli - m2seso - b09t4k - yrkqu7 - 9csq7h - 1nz6xf