La consegna di Giuda: tradimento o compimento della salvezza?

Nel Mercoledì della Settimana Santa, il Vangelo racconta l’annuncio del tradimento di Gesù (Matteo 26,14-25). Durante l’ultima Cena, Gesù anticipa la sua Passione: “(…) «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto»“.

Alla figura “compromessa” di Giuda è dedicato il n. 11 della rivista “Lemà sabactàni?”, intitolato “La consegna di Giuda: tradimento o compimento della salvezza?”, con cui si prosegue un percorso di esplorazione del mistero dell’abbandono e della sua stretta connessione con il mistero dell’accoglienza nella storia della salvezza.

Nell’entrare nella sua passione, Gesù anticipa, subisce e accoglie una consegna, spesso qualificata come tradimento, caratterizzata da un intreccio di consapevolezze, incomprensioni, volontà e intenzioni non facilmente decifrabile. Il percorso della passione, segnato da tale consegna, condurrà a un progressivo abbandono, alla morte e al sepolcro, prima di giungere alla risurrezione.

Se il gesto di Giuda sia la frattura e il tradimento di un forte e intenso legame personale con Gesù o meno; se la sua consegna sia lo squallido atto di un ostile personaggio travestito da tenero atteggiamento, proprio del discepolo fedele, o se sia la drammatica azione liberamente condotta per assicurare – suo malgrado – il compimento della storia della salvezza, secondo l’itinerario concepito con la rivelazione di Gesù, restano questioni e domande di non facile soluzione.

Come rapportarci dunque con la figura di Giuda? Va condannato senza attenuanti oppure dobbiamo provare a capirlo?

Benedetto XVI, a conclusione di una galleria di ritratti degli Apostoli chiamati direttamente da Gesù, circa il gesto misterioso di Giuda Iscariota, afferma:

… quando pensiamo al ruolo negativo svolto da Giuda dobbiamo inserirlo nella superiore conduzione degli eventi da parte di Dio. Il suo tradimento ha condotto alla morte di Gesù, il quale trasformò questo tremendo supplizio in spazio di amore salvifico e in consegna di sé al Padre (cfr Gal 2,20; Ef 5,2.25). Il Verbo “tradire” è la versione di una parola greca che significa “consegnare”. Talvolta il suo soggetto è addirittura Dio in persona: è stato lui che per amore “consegnò” Gesù per tutti noi (cfr Rm 8,32). Nel suo misterioso progetto salvifico, Dio assume il gesto inescusabile di Giuda come occasione del dono totale del Figlio per la redenzione del mondo.

Nell’omelia del Giovedì Santo nel 1958, don Primo Mazzolari, disse così:

«Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. È uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore (…)».

Anche l’esperienza dell’accoglienza familiare ha tentato di decifrare Giuda e la sua scelta: il fascicolo della rivista raccoglie esperienze, quesiti, testimonianze, studi e approfondimenti dal profilo biblico, teologico, antropologico ed etico. Ne riportiamo di seguito gli autori e i titoli:

Marco GriffiniAmico, per questo sei qui!

Giuseppe SalomoniQuando la salvezza è chiamata tradimento.

Cristina Riccardi – Tradimento e compimento nell’affido.

Paola Chiminazzo – Uno sguardo oltre i pregiudizi.

Saulo Monti – Giuda alla ricerca di Gesù.

Alberto Cozzi – Giuda il «traditore tradito» e Gesù custode dei suoi fino alla fine.

Maurizio Chiodi – Quando l’abbandono è occasione del dono.

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