La grazia della luce e la fatica di chi si mette in cammino.

È una bella festa l’Epifania: è la festa della luce, la luce che invade il mondo, che era avvolto dalle tenebre. Questa luce viene rivelata agli uomini perché la riconoscano, ne gioiscano e si mettano in cammino.

Questo è, in sintesi, la solennità dell’Epifania: la grazia della luce e la fatica di chi si mette in cammino, sostenuto dalla speranza – la grazia di Dio! -.

Ma vediamo più da vicino questa Parola di Dio, oggi.

Il profeta Isaia, in un vero e proprio trionfo di luce, si rivolge a Israele, al popolo di Dio e gli dice: «Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te». E subito dopo: «su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te».

Pensiamo per un attimo alla nostra esperienza della luce: una candela, una lampada, una stella, la luna, il sole …

La luce ha sempre una sorgente, da cui si diffonde per illuminare le cose che le stanno attorno. Noi vediamo la sorgente della luce – ma facciamo fatica e ci è impossibile guardarla, quando è troppo forte – ma non vediamo la luce stessa. Vediamo solo le cose che sono illuminate dalla luce.

Il cielo, oltre l’atmosfera, appare nero, eppure è solcato dalla luce, che arriva fino a noi.

Noi vediamo le cose che rifrangono la luce, ce la rimandano. Così le cose acquistano colore, bellezza, forma.

Senza la luce tutto, scompare, ricade nelle tenebre.

Anche i dipinti più belli, senza la luce, è come se non ci fossero più.

E se noi non avessimo gli occhi per guardarli, se fossimo ciechi, non vedenti, non vedremmo più nulla. Tutti i capolavori dell’umanità, dai quadri agli affreschi, senza la luce scompaiono.

Non basta, dunque, che ci sia la luce. È necessario che noi abbiamo occhi per vedere. Senza i nostri occhi ci può essere tutta la luce, ma è come se fosse tenebra fitta.

Non siamo noi la luce, ma senza che io la veda, la luce scompare.

Questo ci può aiutare a capire la Parola di Dio, anzitutto dal profeta Isaia. «La gloria del Signore», la sua bellezza si è accesa«sopra di te».

Paolo dice, nella seconda lettura: «per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero». Il mistero di Dio, la grazia di Dio, che è Gesù – quel piccolo che ci è stato ‘dato’ – si è rivelato a noi. È uscito dal suo nascondimento.

È la luce di Dio che ci invade. È la meraviglia della luce che esplode.

Tutto attorno c’è «tenebra» e «nebbia fitta», dice il profeta. Ma è la luce che si rivela e dissolve la nebbia e trasforma le tenebre.

Questa luce, che è il Natale, è la festa dell’Epifania: è la rivelazione e la manifestazione piena della luce di Dio. Questa luce è la sua grazia, che è per noi.

Paolo dice, agli Efesini, che questo mistero, che è Gesù, è ora definitivamente «rivelato» e «manifestato».

Di solito, noi, quando parliamo di ‘mistero’ diciamo qualcosa che non capiamo e che ci sfugge. Qui è esattamente il contrario: il mistero ci è stato rivelato, fatto conoscere. Il mistero, che è indicibile, si è dato a noi, in Gesù.

Questo mistero è la grazia di Dio che è donata a tutta l’umanità, a tutte «le genti», dice ancora Paolo.

Il compito degli apostoli, e dei loro successori, come il compito di tutta la Chiesa, è di testimoniare oggi il dono che ci è stato ‘affidato’.

Le nostre mani sono fragili, spesso sono mani peccatrici, ma a queste mani è affidato il ‘mistero’ della ‘grazia di Dio’! Questo ci riempie di stupore e anche di umiltà, perché non siamo degni di essere custodi del dono di Dio!

Eppure, Dio si fida di noi …

Il profeta Isaia sottolinea un’altra cosa, importantissima.

«Cammineranno le genti alla tua luce». E poi ancora: «tutti costoro si sono radunati, vengono a te… vengono da lontano». E infine: «uno stuolo di cammelli ti invaderà».

Sono tutte parole che rivelano movimento, dinamismo, cammino.

La luce attira, muove, fa camminare. Quando sorge la luce gli uomini si alzano. Quando si fa buio, andiamo a letto. La luce ci chiama alla vita, al movimento, all’attività, all’operosità.

La luce è appello, ‘vocazione’.

Proprio qui ci conduce il bellissimo e famoso vangelo dei Magi. Questi uomini sapienti, che vengono da oriente, da lontano, hanno visto una luce e si sono messi in cammino.

Noi, uomini, da sempre scrutiamo il cielo, perché dal cielo viene la luce, dal cielo viene l’acqua, dal cielo viene la vita.

Noi scrutiamo il cielo anche di notte, colpiti, sorpresi, illuminati dalla luce più fioca, ma brillante delle stelle, e dalla luce riflessa, tenue e affascinante della luna.

Anche questi Magi scrutavano e studiavano il cielo. Sono simbolo, questi uomini, della sapienza umana che alza gli occhi verso l’invisibile, il ‘trascendente’, si apre al ‘mistero’ di Dio, lo cerca.

Questa è una caratteristica essenziale di tutti gli uomini.

Anche quando, come nella nostra epoca, molti si dichiarano atei, rifiutano Dio a parole, a volte perché sono arrabbiati con la Chiesa, non dobbiamo lasciarci ingannare. C’è anche in essi, un desiderio e una ricerca di Dio, che è inestinguibile. In ogni uomo c’è un anelito che lo spinge a scrutare il ‘cielo’, la luce, che è simbolo di Dio.

Il nostro compito di cristiani, la testimonianza che noi possiamo offrire a questi uomini in ‘ricerca’ è la nostra fede. Perché c’è sempre il rischio che la ricerca di Dio prenda strade sbagliate, contorte, confuse, che allontanano da Lui.

Quando i Magi arrivano a Gerusalemme, spinti da questa loro ricerca, essi domandano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». Da qui viene l’idea della stella cometa. E’ una stella che conduce questi Magi, indicando loro la meta del cammino, un lungo cammino. La luce attrae, e mette in movimento.

Il cammino dei Magi, di questi uomini sapienti, ci dice che l’incontro con la luce di Dio non è istantaneo, non è immediato, ma richiede un tempo disteso, richiede un impegno difficile, perché ci chiede di superare difficoltà, imprevisti, ostacoli.

Il cammino richiede fatica, sempre.

Questo vale anche per il cammino della fede.

La tentazione, naturalmente, è di stancarsi, mentre si cammina, oppure è di scoraggiarsi, perché la meta ci sembra lontana, irraggiungibile.

Così, giunti finalmente vicini alla meta, a Gerusalemme, i Magi chiedono lumi, informazioni, agli abitanti della città santa.

Ma Erode, dice il Vangelo di Matteo,«restò turbato». Non solo lui, però, ma anche «tutta Gerusalemme».

Sappiamo bene quali erano le paure di Erode. È più sorprendente, invece, il turbamento di Gerusalemme – ma questo annuncia già, in certo modo – il mancato riconoscimento finale –. Questo popolo, che possedeva le Scritture, che conosceva la parola di Dio, non è affatto pronto ad accogliere la ‘notizia’ della luce di questo «re dei Giudei», che è nato.

I capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo sanno benissimo la profezia, contenuta nel libro della Genesi, per bocca del patriarca Giacobbe: «e tu, Betlemme, …: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele».

Che contrasto tra i Magi e questo ‘popolo di Dio’, con i suoi capi e i suoi pastori!

Quelli che non sapevano nulla, e potevano solo scrutare il cielo, sono alla ricerca. Quelli che invece sapevano, sono tutti seduti, non sono ‘in cammino’, in movimento. Anzi, hanno paura. Sono turbati da un dono, il dono di Dio che si manifesta loro in modo sorprendente.

Vedete, questo può succedere anche oggi per la nostra chiesa.

A volte, – ma non sia mai! – quelli che sono ‘dentro’ sono più lontani di chi è ‘fuori’, ma è in ricerca. Nessuno è mai al sicuro. Nessuno può essere orgoglioso.

Essere in ricerca di Dio: questo è ciò che non dobbiamo mai dimenticare e perdere.

Alla fine, i Magi partono. La stella riappare, li precede, indica loro il cammino.

Alla fine, quella stella si ferma «sopra il luogo dove si trovava il bambino».

Quel bambino è la stella, è la luce. I Magi capiscono tutto.

Riconoscono in quel piccolo il dono di Dio. E sono invasi da una gioia grandissima.

Si prostrano e adorano, in umilesilenzio.

Questi Magi sono il simbolo di ciò a cui è chiamata tutta l’umanità, che è alla ricerca di Dio.

Riconoscono in quel piccolo, un bimbo con la sua mamma, Dio che si fa carne (incenso) e viene per regnare nell’amore (oro), fino a dare la vita per noi (mirra).

Con i Magi, anche noi sostiamo dinanzi a Gesù e adoriamolo!

don Maurizio

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