Le ‘mamme di cuore’ e la meravigliosa esperienza dell’abbraccio con i loro figli.

«Non esiste un diritto di essere genitori, altresì esiste un diritto di essere figlio» esordisce così, Maria Piscopo, mamma di cuore oltre che di pancia. La sua testimonianza di mamma adottiva apre la strada a tante storie come la sua che vede madri e padri compiere la scelta di prendersi di cura di un bambino abbandonato che stava aspettando loro per essere accolto.

Sono tutte mamme di cuore, quelle di cui Maria si fa capofila: lei, mamma di cinque figli, tre di pancia e due di cuore, dal 1999 ha avuto in affido il piccolo Daniel, bambino di cinque anni nato in Brasile e dal 2003 mamma di Serena, piccola cinese di tre anni.

L’adozione, nelle sue parole, non è infatti “lo strumento” delle coppie sterili per diventare famiglia, ma l’apertura ad un nuovo amore, che comincia restituendo ad un bambino il suo diritto di essere figlio.

Credo fermamente nell’adozione come esperienza meravigliosa, che ti cambia la vita – conclude Maria – . Sentirsi dire dalla più piccola accolta di averci aspettato tanto, negli anni in cui era in istituto, non ha prezzo”.

Seguono le sue parole quelle di Claudia Piecoro, mamma di Sidonia Maria e Maria Lucia, due gemelline nate in Romania tra le sue braccia dal 2017! Oggi Claudia affronta con il sorriso delle sue due figlie le gioie della prima gravidanza e aggiunge: “Sin dall’adolescenza, quando le mie coetanee sognavano il principe azzurro, io invece, desideravo una bimba bisognosa di cure e un lavoro per essere autonoma”.

L’avventura di Nunzia Crescenzo comincia con una storia particolarissima; i sue due bambini fanno parte di una fratria di quattro bambini, divisi tra due famiglie: due a Sarno e due a Procida. Oggi Nunzia è la mamma di Tailane e Luis Gustavo che frequentemente possono vedere i loro fratelli: “oggi siamo una grande famiglia allargata, ci contraddistingue il bene che ci vogliamo e il supporto, gli uni per gli altri”.

Carla Nicolò è invece mamma dal 2017 di un bambino cinese di sette anni e racconta ciò che con i suoi stessi occhi  ha visto; tantissimi bambini a cui sono negati famiglia, infanzia e tempo prezioso. “Ridare speranza e dignità di figlio a un bambino abbandonato è un atto di giustizia che può renderci solo persone miglioriafferma CarlaÈ impensabile abbandonare tuo figlio, anche se non lo hai ancora conosciuto. L’attesa adottiva è un po’ come quella di una gravidanza biologica”.

Il percorso adottivo è, nelle loro parole, quel percorso che ha portato a ogni famiglia la sua completezza; tutte assistite dai qualificati operatori del Movimento Ai.Bi., queste donne e i loro mariti hanno abbracciato bambini la cui infanzia non è stata un diritto come per ogni altro: qualcuna sposa frasi più forti e significative, asserendo che si diventa genitori nel momento in cui si sceglie di adottare.

Fonte: LaCittàDiSalerno.it  

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